La chemiurgia

C’era una volta, sfortunatamente, in una realtà molto molto lontana, un movimento di persone che voleva portare nel mondo industrializzato l’uso della “chemiurgia“.

La chemiurgia è una branca dell’industria e della chimica applicata che si occupa di trasformare materie vegetali in prodotti industriali, come l’olio di soia in vernici, l’olio di arachide in lubrificanti e ingredienti per inchiostri, la canapa in plastica, carta, carburante ecc. In poche parole, un’industria le cui materie prime hanno minimo impatto sull’ambiente.

Era il 1934 quando il chimico William J. Hale pubblicò il saggio “The Farm Chemurgic”, nel quale suggeriva agli agricoltori di non concentrarsi solo sull’aspetto alimentare del loro lavoro, ma di produrre anche materie prime naturali come cellulosa, amido, lignina.

https://www.abebooks.com/first-edition/Farm-Chemurgic-Farmward-Star-Destiny-Lights/30321913264/bd

William J. Hale coniò il nome “Chemiurgia” ma tanti altri personaggi dell’epoca furono affascinati da questa idea. George Washington Carver, un agronomo afroamericano nato nella fine dell’Ottocento da genitori schiavi, brevettò nei laboratori del Tuskegee (Alabama) centinaia di prodotti commerciali analizzando la composizione dei semi e delle varie parti delle piante. Per esempio, scoprì che dal guscio delle arachidi era possibile ottenere dei pannelli adatti per l’edilizia e che le proteine dell’arachide potevano essere trasformate in fibre.
Lo sfruttamento delle risorse agrarie in materie industriali poteva essere la risposta alla grande crisi degli anni Trenta, dove i granai erano pieni di prodotti invenduti e milioni di agricoltori ridotti in miseria.

http://www.smartcityvolterra.com/la-chemiurgia-materie-prime-di-origine-agricola-come-fonte-di-approvvigionamento-per-lindustria/

Al cosiddetto “movimento della chemiurgia” si unì anche l’industriale Henry Ford, sostenuto dall’amico Thomas Edison. Henry Ford, finanziò i primi Convegni del National Farm Chemurgic Council e istituì insieme all’amico Edison vicino a Detroit un centro di ricerca sui prodotti agricoli, chiamato “Edison Institute of Technology”. Uno dei primi e più importanti programmi di studio fu quello riguardante soia e canapa. Il potenziale di quest’ultima è stato più volte citato dal dipartimento statunitense dell’agricoltura, che nel tanto aveva istituito quattro laboratori chemurgici, divenuti i maggiori centri di ricerca e di applicazione dei prodotti agricoli.

 In un’intervista del New York Times nel 1925 Henry Ford dichiarava:

Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C’è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C’è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni”.

16 anni dopo questa intervista, il colosso dell’automobilistica presentò la “Hemp Body Car”. Una macchina fatta di canapa, composta da plastica in fibre di canapa, più leggera delle classiche auto in acciaio e biodegradabile. Eppure, la vera rivoluzione era rappresentata dal suo carburante: la “Hemp Body Car” era alimentata esclusivamente da canapa distillata (etanolo di canapa), con il minimo impatto sull’ambiente.

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Ricostruzione moderna della “Hemp Body Car”

Il materiale c’era, le idee e gli studi erano stati fatti. Sembrava che la chemiurgia avrebbe fornito al mondo materie prime rinnovabili, un carburante non difficile da recuperare e un’economia che rispetta non solo i bisogni di chi consuma, ma anche di ciò che lo circonda.

http://www.versilcanapa.it/la-chemiurgia-materie-prime-di-origine-vegetale-come-fonte-di-approvvigionamento-per-lindustria/

Tuttavia, di fronte allo sviluppo della chemiurgia si impose il più grande conflitto di interessi che la storia moderna abbia mai vissuto.

Negli Stati Uniti William R. Hearst aveva acquistato migliaia di ettari di foresta da legname per destinarli alla produzione dei suoi sempre più popolari giornali. Con il possibile ritorno della carta da canapa, il suo impero sarebbe crollato in giro di poco tempo. Un altro importante personaggio dell’industria che si sentiva minacciato dal ritorno della canapa, era Lammot Dupont, proprietario dell’omonima industria chimica. All’epoca aveva ottenuto una serie di brevetti per produrre nylon e altre fibre sintetiche.

Lammot Dupont
https://it.findagrave.com/memorial/99331813/lammot-dupont

Il finanziatore di entrambi era l’importante banchiere Andrew Mellon, proprietario anche della Gulf Oil. Oltre al rischio economico per le più importanti compagnie petrolifere americane, c’era la nascente industria farmaceutica, finanziata da J.D. Rockefeller (proprietario anche della Standard Oil) e Andrew Carnegie. Ambedue i personaggi si batterono per soppiantare nella farmacopea tutte le cure naturali a base di erbe, soprattutto la cannabis, per sostituirli con prodotti sintetici.

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Tutti questi personaggi avevano il comune obiettivo di sbarazzarsi di questa pianta nel più breve tempo possibile. Per loro fortuna Andrew Mellon ricopriva anche l’incarico di Segretario del tesoro statunitense e poté nominare responsabile dell’ufficio narcotici il suo futuro genero Harry J. Anslinger, già agente federale durante il proibizionismo.
Hearst prestò i suoi giornali per diffondere una campagna di terrore contro la canapa, associandola a siringhe, a “strane orge”, “feste selvagge”, “passioni sfrenate”, alla pazzia e alla miseria. La campagna continuò in televisione con le pubblicità progresso sostenute da Aslinger:

Una sigaretta di Marijuana può rendere la sua vittima assuefatta in poche settimane, portando alla rovina fisica e morale fino alla morte. La verità è che ogni spinello porta a immoralità e perversioni bestiali, brutalità, omicidi, crimini sessuali, follia o suicidi”.

Inoltre, durante la campagna di terrore contro questa pianta, non fu mai usato il nome “canapa” ma marijuana, termine usato dai messicani, che portò ad una distrazione dell’opinione pubblica verso il loro obiettivo perchè cavalcava gli aspetti razzisti e xenofobi del tempo.

Questa campagna mediatica culminò con il “Marihuana Tax Act”, che diede il via al proibizionismo nei confronti del commercio, dell’uso e della coltivazione della canapa, anche se il composto psicotropo (THC) si trova solo nel fiore.
La maggior parte dei senatori e deputati che votarono la legge non sapevano che marijuana e canapa fossero la stessa pianta.

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Ma non bastò proibirla solo negli Stati Uniti: durante gli anni ’60 e ’70 l’iniziativa di Anslinger fu portata direttamente alle Nazioni Unite dove fu firmata e promulgata la “Convenzione unica sugli stupefacenti”, portando di fatto, in pochi anni, alla proibizione in quasi tutto il globo.

La chemiurgia sparì e con la morte di Ford anche la “Hemp Body Car”. Il carburante a base di canapa fu screditato dalle industrie petrolifere, facendone svanire il suo sviluppo.

Sono passati 82 anni da quella legge e ormai della canapa conosciamo solo i fiori e i suoi effetti psicotropi. L’industria e l’uso di materie prime si sono sviluppati in altri settori, coinvolgendo quasi esclusivamente l’impiego di materie sintetiche, derivati del petrolio e combustibili fossili, difficili se non a volte impossibili da smaltire.

90 milioni di barili al giorno servono al mondo per far funzionare macchine, produzione e commercio. Per recuperarlo serve bucare lo strato superiore della crosta terrestre ed estrarre il petrolio, che si trova in zone ben precise del mondo. Non sono pochi i conflitti che sono scoppiati tra Paesi per il suo controllo.

In questi anni hanno continuato a ignorare gli studi degli anni ’30 che suggerivano l’impiego delle fibre vegetali per la plastica. Oggi milioni di prodotti sono a base di plastica sintetica. La maggior parte di oggetti che contengono o proteggono un prodotto è fatto di plastica derivata dal petrolio. Come per esempio i contenitori del cibo. Biscotti, patatine, yogurt, carne, verdura, cibi congelati, acqua e molti altri prodotti alimentari hanno delle buste, vaschette, bottiglie fatte di plastica.

La plastica ha bisogno di additivi per ottenere delle caratteristiche ben precise, come per esempio la colorazione, l’antiossidante, l’assorbimento di raggi violetti ecc.
Questi solventi e coloranti, però, possono migrare in ciò che riveste, quindi in ciò che mangiamo.

L’Unione Europea ha stabilito la dose giornaliera che può tollerare il corpo di un adulto di 60 kg. Ma per i più piccoli?
Prendiamo per esempio gli “ftalati”, sono degli additivi che servono alla plastica per renderla più flessibile, ma anche degli inquinanti organici persistenti e, secondo la Endocrine Society, degli interferenti endocrini. Vuol dire che questa sostanza viene riconosciuta dal corpo come ormone estrogeno, creando scompiglio nel suo sistema. Per esempio, c’è il rischio di un’alterazione della ghiandola mammaria, fattore che predispone al cancro al seno, mentre nelle donne incinte questa sostanza può alterare lo sviluppo del feto maschile già nell’utero bloccando le funzioni del testosterone.

Un altro interferente endocrino contenuto nella plastica è il “bisfenolo a”.  Viene prodotto in Olanda nella più grande raffineria di Europa che fa capo alla Shell. Il bisfenolo a è stato incriminato per l’aumento delle malattie cardiovascolari, diabete e obesità, problemi di riproduzione maschile e disturbi del comportamento e fa diminuire la produzione di testosterone. Un’altra è la “formaldeide”, una sostanza presente nei piatti per bambini (quelli di plastica dura), che provoca linfomi e leucemia.


Il PFOA è una sostanza presente nelle padelle “in pietra” (nient’altro che padelle classiche con un rivestimento antiaderente). È stato fatto uno studio su una cittadina di 60.000 mila persone vicino allo stabilimento della Dupont (una delle industrie responsabili del proibizionismo della canapa), che usava il PFOA per produrre il TEFLON, un famoso antiaderente. A fine studio sono stati riscontrati 6 malattie ricollegabili a questa sostanza: colesterolo alto, colite ulcerosa, disfunzioni alla tiroide, cancro ai testicoli, ai reni e ipertensione gestazionale.

La Dupont è stata accusata di aver contaminato le acque della cittadina con il PFOA e condannata a risarcire 5 milioni di dollari un uomo che aveva contratto il cancro ai testicoli.

ll PFOA è una sostanza persistente che non degrada nell’ambiente e non viene distrutta né all’interno del corpo umano né dal sole, per questo non rappresenta solo una minaccia per la salute dell’uomo, ma per l’intero ecosistema. Green Peace ne ha trovato traccia sugli appennini (a 2000 m di altezza) nei laghi svizzeri, nei monti della Slovacchia, Russia, Turchia. A quasi 3000 m in Chile, a 5000 m in Cina e vicino al Polo Nord.

Lo smaltimento della plastica sintetica rappresenta un’altra grande fonte inquinante. Nell’oceano Pacifico si trova una chiazza di plastica e microplastiche che si estende su una superficie più grande degli Stati Uniti.

Dopo 82 anni dal conflitto di interessi che ha portato la canapa e la chemiurgia a scomparire nel mondo industrializzato, siamo tutti a conoscenza dei disastri ambientali e sulla salute dell’uomo che le materie sintetiche e fossili hanno provocato.
Tutti gli anni fanno summit sull’ambiente per mostrarci che si stanno occupando del problema, della deforestazione, dell’inquinamento dell’aria, del suolo, dei fiumi, dei laghi e degli oceani, della CO2 e della morte delle api. Ma della rivoluzione verde scoperta negli anni ’30 nessuno se ne vuole occupare.

Peccato che della canapa se ne ricordino solo quando devono incriminare qualcuno che ne ha fumato i suoi fiori.


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FONTI

https://www.collinsdictionary.com/dictionary/english/chemurgy

http://archives.msu.edu/findaid/177.html

http://www.georgofili.info/contenuti/carver-e-la-chemiurgia/393

http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/chemiurgia/

http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=7&tipo_articolo=d_saggi&id=180

https://www.jstor.org/stable/25799400?seq=1#page_scan_tab_contents

https://www.youtube.com/watch?v=TXDg-BhMrjU

https://www.youtube.com/watch?v=5eY65HvDUSY&t=373s

https://www.tgregione.it/bentornata-canapa-seconda-puntata-storia-della-chemiurgia-nascita-del-proibizionismo/

https://www.raiplay.it/video/2016/10/Report-3df5b451-cc2f-4c22-8758-6b92ba9a5744.html