La madre di tutte le guerre

Tempo fa ho visto un film. Si chiamava Vice e parlava di un uomo. Un uomo che nella prima metà della sua vita non era dedito né allo studio, tanto meno al lavoro. Cacciato dalla prestigiosa università Yale, i suoi hobby preferiti erano l’alcool e le scazzottate nei bar della campagnola Wyoming, (USA).
Una di quelle persone che non avresti mai pensato potesse diventare vice presidente degli Stati Uniti durante il periodo più delicato del nuovo secolo.
Questo uomo si chiama Dick Cheney, legato ai repubblicani e alla sua dolce metà, che lo accompagnerà e sosterrà durante tutta la sua scalata al potere.
Inizia come portaborse del repubblicano Donald Rumsfeld, figura controversa a cui serviva un assistente fedele e silenzioso, compito non difficile per Dick Cheney.

Da destra Dick Cheney e il suo consigliere legale David Addington

Siamo ancora nel vecchio secolo, esattamente negli anni ’70, quando la presidenza repubblicana di Nixon fu assalita dallo scandalo Watergate. Al partito servivano facce nuove non riconducibili alla cerchia di Nixon ed ecco che nella carriera politica di Cheney si apre una breccia. In poco tempo diventa Capo di Gabinetto, che vuol dire dirigere l’intero personale al servizio del Presidente, ed è, quindi, parte del più alto organo del potere esecutivo.
Ma che cosa vuol dire “potere esecutivo”? Cheney non era stato bravo a scuola, così se lo fece spiegare da qualcuno che in questo campo era più avveduto di lui, qualcuno già dentro le stanze del palazzo.
L’organo esecutivo è uno dei tre poteri statali democratici e si occupa di applicare le leggi, ma una pulce nell’orecchio arricchì questa definizione, mostrandogli quanto grande può diventare chi sta a capo del potere esecutivo.
Questa pulce era un giovane avvocato del dipartimento di giustizia, anche lui in carriera, che introdusse Cheney alla “teoria dell’esecutivo unitario”. Spiegata con parole comuni, questa teoria è un’interpretazione dell’Articolo 2 della Costituzione americana. Sostiene che tutto ciò che fa il Presidente è legale, perché è il Presidente. Di conseguenza, il Presidente può agire senza consultare le altre cariche istituzionali e può essere indipendente.
Vuol dire che il presidente avrebbe il diritto di fare qualunque cosa gli venga in mente, come non eravamo abituati in democrazia.

Da lì in poi Cheney iniziò a vedere la politica con altri occhi, soprattutto con altri orizzonti. 
Tuttavia, i democratici ribaltarono le carte in tavola.

04 May 1970, New Brunswick, New Jersey, USA — Students demonstrate at Rutgers University here, May 4, protesting the Nixon Administration’s Cambodian policy. The Rutgers demonstration is one of many being staged on university campuses across the nation, May 4, and the remainder of the week. They’re gathered in front of the Administration Building. — Image by © Bettmann/CORBIS

Erano gli anni del cambiamento, delle rivoluzioni sociali, dei diritti civili. Si iniziava a vedere l’ambiente con altri occhi e con altre idee. Le persone percepivano la realtà in modo diverso e si iniziava a capire che l’energia fossile non è l’unica disponibile su questo pianeta.

Ma questo non conveniva a tutti.
I repubblicani e le grandi corporazioni non avevano da guadagnarci con questa ventata di cambiamento. Più che altro avevano da perderci.
Eppure delle famiglie ricchissime avevano la soluzione. I fratelli Koch, per esempio, a capo della Koch Industries. Con un fatturato annuo di circa 100 miliardi di dollari grazie alla raffinazione del petrolio e non solo. Nel loro profilo LinkedIn si descrivono così:
“Cibo. Riparo. Capi di abbigliamento. Trasporti. Koch Industries crea le necessità di base della vita, innovando i modi per renderla ancora migliore. Tuttavia, la difesa di una società libera e aperta è ciò che veramente ci distingue.
Ti interessa la vita dei Koch? Seguici su Twitter su @LifeAtKoch!”.

Fortune Brainstorm TECH 2016 MONDAY JULY 11TH, 2016: ASPEN, CO 3:00 PM WHAT MAKES A LARGE PRIVATE COMPANY TICK? Charles Koch, Chairman and CEO, Koch Industries Interviewer: Alan Murray, Editor, Fortune PHOTOGRAPH BY KEVIN MOLONEY/Fortune Brainstorm TECH

Ecco, famiglie come queste iniziarono a firmare grassi assegni per finanziare istituti di ricerca e analisi, nei campi della sociologia, della politica sanitaria, della politica economica, politica internazionale e studi costituzionali.

Sotto i nomi Cato Institute”, The Herritage Foundation” e American Enterprise Institute” venivano, e vengono tuttora, effettuate ricerche ed esperimenti per ”la promozione presso la leadership politica e l’opinione pubblica di un pensiero sulla società e sulla politica, i cui valori principali sono il libero mercato, la difesa delle libertà individuali, il limitato intervento dello Stato nella vita economica e sociale e una efficace protezione delle frontiere” e “orientare le scelte e la visione politica della leadership e dell’opinione pubblica”. (Fonte: Treccani)

Riassunto, l’obiettivo di questi istituti di ricerca e di chi li finanziava era spingere la società civile e la leadership a vedere il mondo con gli occhi delle grandi corporazioni. Quando una corporazione avrebbe avuto bisogno di far attuare una sua idea o una sua decisione, il governo li avrebbe appoggiati, e nessuno della società civile avrebbe sentito il bisogno di protestare.

Queste idee riuscirono ad arrivare nelle case americane grazie al canale “Fox News”. Dopo il veto sulla dottrina dell’imparzialità, altresì detta par condicio, riuscirono a dare vita a un canale d’informazione palesemente virato a destra e conservatore, che dava voce a tutti i risultati che quegli istituti di ricerca avevano scoperto. Così l’effetto serra diventò “cambiamento climatico”, la tassa di successione per i milionari “tassa sulla morte” e iniziarono a trasformare le parole per dargli il significato a loro più conveniente. Le parole divennero mezzo per imporre il proprio volere.
Quando la televisione e le radio erano l’unico mezzo d’informazione disponibile in circolazione non fu difficile raggiungere questo obiettivo.

Ma torniamo a Dick Cheney.

Dick Cheney non riuscì a diventare Presidente degli Stati Uniti. Si ritirò a vita privata e cambiò carriera. Dalla politica passò all’industria.
Oramai era diventato un amministratore delegato di una grande società petrolifera, la Halliburton.
Di questo ce ne sarà occasione di parlarne più tardi.

https://flic.kr/p/uYSb9

I colpi di scena non finiscono.
Una telefonata e un incontro con il candidato alla presidenza G. W. Bush.
Vuole che Dick diventi suo Vice. Lui non è convinto di questa proposta ma qualcosa lo alletta.
Poi arriva il giorno delle elezioni presidenziali. I risultati non sono chiari e ancora non si capisce se la poltrona debba andare al figliol prodigo George W. Bush o allo sfidante democratico e ambientalista Al Gore. ll bivio dove la storia era appollaiata in quel momento era diviso da una linea sottilissima che la Corte Suprema definì, impedendo il riconteggio delle schede elettorali. George W. Bush, il figlio della stirpe Bush, quello che da giovare era una “testa calda”, diventò il 43esimo Presidente degli Stati Uniti con un margine di 537 voti. Dick Cheney il vice Presidente del primo governo repubblicano del XXI secolo, ma a una condizione, poter lavorare come un cane sciolto.
E così fu.

Lo staff della Casa Bianca lo scelse lui stesso, lasciando fuori alcuni della cerchia del Presidente Bush. Aprì suoi uffici nella maggior parte degli organi statali, dove di norma il Vice presidente non risiedeva. Uno alla camera, dove veniva definito il budget, due uffici al senato, uno al pentagono, e una sala riunioni alla Cia, quando si scelse di invadere l’Iraq.

Era arrivata l’ora di mettere in atto “la teoria dell’esecutivo unitario”. Con la rete che era riuscito a costruire negli anni non sarebbe stato difficile: gli istituti di ricerca trovavano la forma più adatta per presentare all’opinione pubblica i loro intenti, e le televisioni trasmettevano il messaggio alle persone.
Il gioco era fatto, il suo impero anche.

Poi arrivò l’ora delle politiche energetiche di Cheney. Anche lì fu facile sviare le regole.
I dettagli degli incontri con gli amministratori delegati dell’energia (petrolio e gas) non furono mai dichiarati, ma una richiesta basata sulla legge della trasparenza rivelò una mappa dei giacimenti di petrolio dell’Iraq con tutte le compagnie interessate ad acquistarle, se fossero state disponibili.

Poi il tempo si fermò.
New York fu invasa da un’enorme nuvola di polvere.
Due torri di 110 piani e una di 47, distanti qualche metro, crollarono come cenere a causa di due aerei.
Il Presidente Bush non si trovava alla Casa Bianca quindi era compito del Vice gestire la situazione. Dick Cheney e la sua cerchia, tra cui il suo consulente legale, si trovarono nelle stanze a manovrare le operazioni, in modo controverso, come avevano fatto fino ad adesso. I caccia non si alzarono immediatamente in volo per seguire gli aerei che erano stati dirottati e al Pentagono non risposero prontamente alle segnalazioni di allarme. Era il caos.
In quello che poi si svelò un attacco terroristico, persero la vita 3000 persone. Impiegati, vigili del fuoco, mamme e papà si spensero come le fiamme nei grattacieli che avevano fatto crollare, lasciando intorno a loro e in tutto il mondo soltanto polvere, rabbia e tanta paura.

Il giornalista N.J. Burkett durante il crollo della Torre Sud

I media chiedevano vendetta, così anche le persone e presto vi fu guerra. La così detta “guerra al terrore”, contro terrorismo e terroristi, che ancora oggi miete vittime incoscienti del motivo per il quale stanno morendo.

Iniziò con il bombardamento e l’occupazione dell’Afghanistan, ma il primario obiettivo per Cheney e i suoi era un altro. Era l’Iraq, parte dell’antica Mesopotamia, ricco di reperti di civiltà antiche ormai ingoiati dalla guerra. Ricco di quel materiale prezioso che la terra ci dona chiamato petrolio.

La macchina della propaganda si doveva rimettere in moto. Spunta fuori dalla CIA la notizia che l’Iraq e il suo dittatore Saddam Hussein possedessero delle armi di distruzioni di massa. Inoltre i media continuavano a ripetere che Saddam Hussein era legato ad Al Qaida, il gruppo terroristico che avrebbe colpito gli USA l’11 Settembre del 2001.
Questi legami, come le armi di distruzione di massa, non sono mai stati trovati.

https://www.c-span.org/video/?182360-1/the-connection-al-qaeda-saddam-hussein

Ma convincere solo gli americani non bastava. Una fialetta piena di polvere bianca fu mostrata durante il discorso contro Saddam Hussein dal segretario di Stato americano Colin Powell alle Nazioni Unite. Stavano cercando degli alleati in quella guerra e li trovarono.
Prima bombardarono città e case, poi presero le redini del governo e sciolsero l’esercito iracheno, lasciando per strada migliaia di soldati armati e arrabbiati. Per combattere il terrorismo, per portare al popolo iracheno libertà e democrazia.
La capitale Baghdad non si riconosceva più, le bombe avevano cambiato la fisionomia di città antichissime e avevano stremato chi vi ci abitava. Più di 600.000 iracheni subirono una morte violenta per una causa che non gli apparteneva.
Anche 4.550 soldati americani sono stati uccisi, numero che superava le vittime dell’attacco terroristico dell’11 settembre. Dal 2001 il suicidio tra i soldati americani è aumentato del 31%.

Ma c’era chi stava meglio. Dopo la distruzione arriva la costruzione. Ed ecco chi aveva prima distrutto, adesso si proponeva come costruttore di nuove strutture, nuove scuole, strade, ospedali e di servizi primari come l’elettricità e l’acqua. Il nuovo obiettivo della presidenza Bush e vicepresidenza Cheney non era più distruggere ma costruire.
La guerra in Iraq si era trasformata in un “nuovo mercato emergente”. In un hotel Sheraton in Virginia 400 uomini d’affari si riunirono in quella che chiamarono ReBuilding Iraq 2, per spartirsi i settori e i soldi che il governo statunitense aveva messo a disposizione per ricostruire il paese che avevano appena bombardato, occupato e distrutto. In quell’occasione erano a disposizione $ 18,6 miliardi di dollari di contratti per i prossimi due mesi.

Le persone da incontrare provenivano dall’autorità provvisoria irachena della coalizione (CPA), dal suo nuovo ufficio di gestione dei programmi, dall’esercito Corpo degli ingegneri, dall’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, da multinazionali, da Bechtel e dalla Halliburton.
Ve la ricordate la Halliburton? La compagnia petrolifera cui Cheney era amministratore delegato prima di diventare Vice Presidente? È stata la prima a ricevere un contratto plurimiliardario per ricostruire l’Iraq, senza gara d’appalto. Lei e la sua impresa gemella KBR. Ora il campo d’azione della Halliburton non era più il solo petrolio, ma anche l’approvvigionamento delle forze armate presenti in Iraq e la ricostruzione di un Paese esistente solo sulla mappa.

Vedi da 1:41:51

Mentre il ministero della difesa americano perdeva le tracce di 2,3 mila miliardi (2,3 trilion) in un solo anno. Soldi dei contribuenti, ovviamente.

Senate Confirmation hearings Secretary of Defence, Mr. Byrd.

Mentre decine di migliaia di mercenari, gestite da società private, si divertivano a fare il tiro al bersaglio con povera gente che si trovava nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.

Mentre la tortura veniva considerata legittima, sulla base della “teoria dell’esecutivo unitario”, giustificata dallo stato di “guerra al terrorismo”, documenti secretati suggerivano ai militari in campo l’uso di violenza inaudita, di cani, la rimozione di vestiti, l’umiliazione sessuale, rimanere ore legati in posizioni stressanti, tutto questo a prigionieri catturati senza legittimo mandato. Abu Ghraib ne è testimone.

Mentre la casa Bianca Bush-Cheney dichiarava di aver perso 22 milioni di e-mail a causa di periodi di “blackout”.
Mentre la guerra al terrorismo e il caos che portava dava vita a nuove organizzazioni terroristiche come l’ISIS.
Mentre la nostra civiltà moriva ammazzata, dall’altra parte dell’inferno si sentivano schioccare i calici di ricchi imprenditori, come quelli della Halliburton che vedevano lievitare le proprie azioni del 500%, o quelli delle compagnie petrolifere come la Exxon Mobil, che durante la guerra riuscì a guadagnare in tre mesi dieci miliardi e mezzo. In tre mesi.
Mentre questi personaggi rosicchiavano ingordi e felici qualunque cosa gli si presentasse sulla loro strada, a chi in quelle strade ci era nato e cresciuto non veniva lasciato niente, se non morte e distruzione. E chi abitava un po’ più lontano da quelle terre martoriate, in seguito, avrebbe conosciuto solo i loro rifugiati.

Il film finisce, le luci si riaccendono e il cinema chiude. Devo uscire e ormai è già buio, proprio come la realtà che quel film mi ha mostrato.
Lungo la strada di casa piango. Piango, ricordandomi questo video.

Wesley Clark, ex Generale dell’esercito degli Stati Uniti


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FONTI

Film Vice – l’uomo nell’ombra, di Adam McKay, Gary Sanchez Productions, Plan B Entertainment, 2018

https://it.businessinsider.com/ecco-le-25-famiglie-piu-ricche-al-mondo-una-e-italiana-che-hanno-un-patrimonio-complessivo-di-1-100-miliardi

http://www.treccani.it/enciclopedia/heritage-foundation_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

http://www.treccani.it/enciclopedia/cato-institute_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

http://www.treccani.it/enciclopedia/american-enterprise-institute-for-public-policy-research_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

https://www.theguardian.com/theguardian/2004/jan/17/weekend7.weekend6

https://www.youtube.com/watch?v=R889eSvuS-w&list=WL&index=143&t=29s

https://www.facebook.com/watch/?v=407908456406804

http://www.infomercatiesteri.it/public/rapporti/r_105_iraq.pdf

https://www.harris.com/press-releases/2004/01/harris-corporation-awarded-96-million-contract-for-development-of-the-iraqi

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/03/11/la-ricostruzione.html

http://www.archiviostampa.it/it/articoli/art.aspx?id=2893

https://www.repubblica.it/online/esteri/iraqdiciotto/powell/powell.html

Afghanistan – il lieto fine negato

https://www.repubblica.it/esteri/2013/07/09/foto/kabul_anni_60-62622520/1/#1

Nel link qui sopra le foto che scattò William Podlich a Kabul, tra il 1967 e il 1968.
William era un professore dell’Arizona che si trasferì in Afghanistan con la moglie e le due figlie per insegnare in un college della capitale. Peg, la figlia del professore, ricorda: “Quando rivedo le foto di mio padre, mi viene in mente un Afghanistan ricco di storia e di cultura”.

“Mezzo secolo fa, le donne afgane facevano tranquillamente carriera nel campo della medicina; uomini e donne si mescolavano tranquillamente al cinema e nei campus universitari a Kabul (…) C’era la legge, c’era l’ordine e c’era un governo capace di intraprendere grandi progetti di infrastrutture nazionali, come la costruzione di centrali idroelettriche e strade. La gente aveva speranza, credeva che l’educazione avrebbe potuto aprire opportunità per tutti ed era convinta che si prospettasse un brillante futuro

Mohammad Qayoumi, Once Upon a Time in Afghanistan

24 dicembre 1979

L’Unione Sovietica occupa l’Afghanistan spezzando la pace e la stabilità che negli anni era riuscita a costruire.

La guerra, causata dall’occupazione, provoca un milione e mezzo di morti. 5 milioni di afgani perdono le loro case e diventano profughi.

13 anni dopo l’Unione Sovietica smise di rifornire l’esercito afgano di cibo, carburante e sostegno finanziario. I militari afgani si ritrovarono senza risorse e in poco tempo l’esercito si sfaldò. Il presidente Najibullah tentò di scappare in India ma dei gruppi armati della fazione opposta lo bloccarono.
Così cercò rifugio nei palazzi delle Nazioni Unite.

Najibullah rimase rinchiuso in quei palazzi per quattro anni fino a che i talebani riuscirono a conquistare Kabul.
In una notte del 1996 sequestrarono il presidente e suo fratello. Fu picchiato, torturato ed evirato. Legarono il suo corpo dietro una jeep e lo trascinarono svariate volte intorno al complesso dell’ONU. Poi il corpo fu appeso, affianco a quello del fratello che aveva subito lo stesso destino.


Ahmad Shah Massoud

Tra i tanti personaggi che combatterono in Afghanistan vi fu Ahmad Shah Massoud. Uomo di cultura, amante della poesia, aperto al mondo ed eroe nazionale, riuscì a sconfiggere l’occupazione russa nella valle del Panjshir.

Dal documentario “Massoud l’afghan” di Christophe de Ponfilly

Nel 1996 Massoud fu costretto a tornare nella valle per combattere l’avanzata dei Talebani. In quell’anno unì afgani di svariate fazioni e gruppi etnici, spesso in lotta tra loro, per combattere i Talebani, un gruppo estremista rifornito di armi, mercenari e appoggio economico dal Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti.

https://www.independent.co.uk/news/world/anti-soviet-warrior-puts-his-army-on-the-road-to-peace-the-saudi-businessman-who-recruited-mujahedin-1465715.html

Come contro i sovietici, Massoud riuscì a liberare la valle afgana:
«In una sola giornata, con un duplice attacco, 1800 mujaheddin hanno spinto fuori dalla città — Teleqan — 8 mila talebani, inseguendoli poi lungo la strada verso Kunduz, a ovest. Più di cento talebani uccisi e 150 prigionieri»

Ettore Mo, giornalista (Corriere della Sera)

Massoud dimostrò anche grandi capacità amministrative e politiche, organizzando nelle zone controllate scuole, cantieri stradali e ospedali, uno tra questi dell’ONG italiana Emergency.


Massoud iniziò a viaggiare in Europa per chiedere sostegno contro l’avanzata e l’estremismo dei talebani.

Nell’aprile del 2001 andò al Parlamento Europeo. Denunciò il sostegno del Pakistan ai Talebani e aggiunse: “Non chiediamo e non abbiamo bisogno di truppe straniere, il popolo afgano è pronto a difendere la propria patria, ma naturalmente questa resistenza ha bisogno di supporto”.

Min 0:00 + 5:55

https://multimedia.europarl.europa.eu/es/ep-president-receives-ahmad-shah-massoud-in-strasbourg-press-conference_20010400_44_004_p#ssh

Le sue richieste di aiuto non furono mai ascoltate.


  • Il 9 settembre 2001 Ahmad Shah Massoud venne ucciso.
  • 2 giorni dopo, ci fu l’attacco terroristico alle torri gemelle, ufficialmente ideato da Osama Bin Laden, nascosto dai Talebani.
  • 28 giorni dopo iniziò la guerra e l’occupazione statunitense in Afghanistan, contro i talebani e contro il terrorismo.

Nel 2019 l’Afghanistan si trova nel suo quarantesimo anno di guerra.


A causa di questi eventi l’Afghanistan è stato per 32 anni il primo paese per numero di rifugiati.
Ora sono i secondi più numerosi in Europa e nel mondo.

Come fate a non capire che se io lotto per fermare l’integralismo dei talebani, lotto anche per voi e per l’avvenire di tutti?

Ahmad Shah Massoud


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FONTI

http://www.zeit.de/reisen/201 https://www.repubblica.it/esteri/2013/07/09/foto/kabul_anni_60-62622520/1/#1 3-03/fs-afghanistan-bill-podlich-2

https://www.youtube.com/watch?v=UZzBwDxurxs&list=WL&index=56&t=0s

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/10/06/news/afghanistan_il_bilancio_disastroso_di_15_anni-148244657/

https://www.youtube.com/watch?v=PMc61E1mfTs

https://www.youtube.com/watch?v=etVHdvMvOoM

https://www.independent.co.uk/news/world/anti-soviet-warrior-puts-his-army-on-the-road-to-peace-the-saudi-businessman-who-recruited-mujahedin-1465715.html

Documentario: Il tempo e la storia – Ahmad Shah Massoud, Rai 3 – non più disponibile

http://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/09/08/ahmad-massud-l-eroe-afghano-massacrato-terroristi-due-giorni-prima-dell-11-settembre-1468b6a0-7501-11e6-86af-b14a891b9d65.shtml

https://www.youtube.com/watch?v=t78N6Q5VD60

http://watson.brown.edu/costsofwar/

Yemen, la guerra ignorata

Yemen – Immaginate di aver appena partorito un bambino, la gioia è la prima emozione che ci viene in mente se pensiamo ad un avvenimento di questo genere.
Non per le mamme e i padri yemeniti. L’ansia di non saper cosa dar da mangiare ai propri figli stringe nella morsa le famiglie yemenite dall’inizio di questa brutale guerra, che da ormai tre anni vede contrapposte le milizie sciite Ansarullah contro il regime saudita e i suoi alleati regionali.

Questa non è una guerra che si combatte solo con bombe e colpi di mortaio. Lo strangolamento economico è la nuova arma che sta mettendo in ginocchio un’intera popolazione. Più di 400mila bambini rischiano di morire di fame a causa del collasso dei sistemi di distribuzione del cibo e dei servizi base causati da questa guerra. Del porto, che scaricava l’80% dei beni importati in Yemen, insieme ai silos per la conservazione del grano, sono rimaste solo le macerie. Le bombe saudite li hanno colpiti come sono state colpite le infrastrutture economiche e fabbriche causando la perdita di lavoro di oltre 20mila persone. Migliaia di famiglie sono costrette a vivere con meno di tre euro al giorno portando due terzi della popolazione ad aver bisogno di supporto per ogni genere di servizio.

Quando poi la popolazione yemenita cerca supporto nelle strutture sanitarie per scampare dalla morte da fame o malattie, anche lì trovano le vie sbarrate: non ci sono antibiotici, anestetici e anche per le medicine più semplici sono costretti a pagarle salatamente da rifornitori privati.

Gli ospedali in Yemen sono al collasso come al collasso è il sistema bancario: nel 2016 i sauditi hanno trasferito la banca centrale nella regione controllata dai suoi alleati. Questa mossa ha lasciato oltre 1.5 milioni di operatori sanitari, insegnanti e lavoratori del settore idrico e igienico-sanitario senza retribuzione. Lasciato scuole, ospedali e altri servizi base senza budget e portato il prezzo del carburante e del cibo alle stelle, lasciando vivere gli yemeniti in una terra dove la vita non ha diritto di esistere.

La complicità della comunità internazionale

Mentre la comunità internazionale versa aiuti umanitari per il popolo yemenita, parte di quella comunità bombarda scuole, mercati e ogni genere di obiettivo civile, causando la morte di oltre cinquemila bambini. Mentre la comunità internazionale fornisce dati sulle vittime di questa guerra, parte di questa comunità firma contratti per far sì che questa guerra non finisca. E alla fine, come in ogni guerra, il primo a morire è proprio chi la guerra non la può e non la vuole fare.

11.2018