77 anni prima: nascita del conflitto israelo-palestinese

Le terre mediorientali sono sempre state un buon obiettivo per le forze colonizzatrici.
Ancor più quando, a fine ‘800, costruirono in Egitto il canale di Suez, che facilitava il collegamento e il commercio tra Europa e Oriente.

1916: Durante la prima guerra mondiale, Gran Bretagna e Francia si incontrarono segretamente per stabilire la spartizione dei territori mediorientali (accordi Sykes-Picot).

I territori arabi erano stati divisi tra aree di influenza francese o di influenza inglese, mentre in Palestina volevano istituire un’amministrazione internazionale.
Per potersi insediare, però, dovevano sconfiggere l’Impero Ottomano che controllava le regioni arabe da secoli.

Per poter raggiungere i loro obiettivi, gli inglesi promisero agli arabi di riconoscere ed appoggiare la loro indipendenza in tutta la regione mediorientale¹, se avessero combattuto l’Impero Ottomano a fianco degli inglesi.
(Corrispondenza – Husayn-McMahon 1915-1916)

1 Ad eccezione di Mersin, Alessandretta e parti della Siria che si estendono a ovest del distretto di Damasco, Homs, Hama e Aleppo.

Contemporaneamente, però, promisero la Palestina agli ebrei sionisti, i quali avevano come obiettivo la creazione di uno Stato ebraico nella terra descritta dalla Bibbia, conosciuta come Israele.

Con la fine della prima guerra mondiale l’Impero Ottomano crollò e l’Inghilterra, insieme all’alleata Francia, presero sotto controllo le terre del Medio Oriente.

Nel 1920 la Palestina diviene un mandato britannico e, parallelamente, nasce l’Haganah, un’organizzazione paramilitare israeliana incaricata a contrastare i “nemici degli ebrei”, anche ricorrendo ad atti intimidatori nei confronti delle popolazioni autoctone.
La Gran Bretagna favorì la penetrazione sionista in Palestina, permettendo l’immigrazione incontrollata degli ebrei e l’acquisto di terre.

Tra il 14 e il 15 maggio 1948 fu proclamato lo “Stato ebraico in terra di Israele”.
Da quel momento in poi i conflitti si estesero anche nei suoi confini.

13 settembre 1993

Dopo 45 anni di conflitti tra Israele e Palestina, furono firmati a Oslo e a Washington degli accordi di pace, volti a cessare le violenze tra le due identità.
Per la prima volta si tenne un dialogo diretto tra i due paesi, dove vi successero degli incontri e dei negoziati.
Israele riconobbe così il diritto della Palestina all’autogoverno e la Palestina, a sua volta, riconobbe a Israele il diritto di esistere in pace e in sicurezza.

Gran parte della gente accolse questa notizia con gioia e tante persone scesero in piazza a festeggiare la ritrovata pace.

Accordi di pace firmati a Washington tra Yitzhak Rabin, Primo Ministro israeliano e Yasser Arafat, Presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)

4 novembre 1995

Non tutti furono contenti degli accordi di pace stipulati tra Israele e Palestina.
Hamas, noto gruppo estremista palestinese, non riconosceva ad Israele il diritto di esistere, mentre la destra israeliana aveva avviato una feroce campagna per contrastare gli accordi di pace. Organizzò delle manifestazioni rabbiose, nelle quali accostavano il Primo Ministro israeliano Rabin (promotore degli accordi di pace) alla svastica nazista.

Cori come questi, incitavano alla violenza: “Nel fuoco e nel sangue espelleremo Rabin”, mentre Netanjahu (Leader del Likud, partito della destra conservatrice e attuale Primo Ministro di Israele) fomentava le grida in piazza, ribadendo che mai avrebbe permesso che Gerusalemme fosse stata divisa un’altra volta.

Rabin rispose con una sua manifestazione.

Più di 100.000 sostenitori si incontrarono per appoggiare gli accordi di pace e la soluzione dei due Stati.

Yigal Amir, un ebreo estremista e conservatore, raggiunse Rabin e gli sparò.
Rabin morì in quella manifestazione e con lui svanirono anche gli accordi di Pace.

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